Il mercato Usa secondo “Wine Access”, primo servizio di vendita diretta, nato nel 1999.

Nel 2015, sul mercato americano, il n. 1 al mondo per il vino (e primo per l’Italia), ogni 510 bottiglie vendute, una era di vino rosè. Oggi i dati parlano di una bottiglia ogni 36, una crescita del 1.400%, che fanno del rosato (pur partendo da numeri assoluti relativamente bassi, ndr), la tipologia che cresce di più, anche se Pinot Noir e vino rossi da blend continuano a dominare, almeno stando a Wine Acces, uno dei primi servizi di vendita diretta di vino nati negli States, fondato nel 1999 e già on line dal 2000, acquisito nel 2015 dalla Norwest Venture Partners (colosso proprietario di realtà come Spotify, tra le altre), che ha pubblicato un report che analizza i cambiamenti nella scena americana negli ultimi 10 anni. Da cui, ancora una volta, emerge il peso crescente dei Millennials, che, secondo Wine Acces, valgono addirittura il 47% del mercato, e cercano nel vino quello che cercano in ogni altro settore, ovvero esperienze e coinvolgimento emotivo.

Tra le curiosità, emerge che gli Stati a maggioranza repubblicana sono anche i più autarchici in tema enoico (al top l’Alaska, dove il 91% del vino consumato è made in Usa), mentre quelli democratici sono i più aperti ai vini di importazioni (nel Delaware, per esempio, è straniero l’85% del vino consumato).

“Questo report conferma qualcosa che già sapevano: gli americani amano il vino e vogliono berne sempre di più. Il problema - commenta Benoit Vialle, Ceo di Wine Access - è che per le nuove generazioni di wine lover, c’è semplicemente troppa confusione nel processo di acquisto. Noi ci siamo focalizzati sull’unione tra le tecnologie più avanzate di profilazione e la conoscenza del vino di esperti del settore. Per la prima volta, abbiamo unito la più grande expertise delle persone con algoritmi capaci di apprendere le preferenze dei consumatori e suggerire loro i vini giusti. L’obiettivo è di assicurarsi che nessuno beva più un calice di un vino che non incontra le sue preferenze”.
“I dati raccontano della liberazione degli stili di vino tra i consumatori americani - aggiunge il Master of Wine Matt Deller, dg di Wine Acces - è entusiasmante vedere come oggi gli appassionati stiano abbandonando la loro “comfort zone” diventando più avventurosi in materia di scelte enoiche”.
Poi, però, c’è la questione prezzi, e secondo gli ultimi dati Nielsen basati sulle vendite in gdo nelle ultime 52 settimane (dati chiusi il 15 luglio 2017), emerge che se è vero che la crescita maggiore si ha nelle fasce di prezzo più alte, dai 12 dollari a bottiglia in poi, seguendo il trend consolidato della cosiddetta “Premiumisation”, il grosso del mercato è ancora fatto da vini economici, con la fascia tra i 3 ed i 5,99 dollari a bottiglia che vale, da sola, il 30% del totale.

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