Al via il progetto che porta le più avanzate tecniche di rilevamento e sensoristica nei vigneti del Morellino di Scansano.

Nasce nell’ambito della misura 16.2 del Psr toscano, destinata all’innovazione e al suo trasferimento in agricoltura del Progetto Integrato di Filiera (PIF) su “Innovazione, Valorizzazione e Ottimizzazione della Filiera Vitivinicola dell’Area Sud della Provincia di Grosseto”, la sperimentazione presentata dai Vignaioli del Morellino di Scansano con una dimostrazione di campo il 27 luglio scorso al Podere Diaccialone (Grosseto).

Dal rilevamento con i droni, alla sensoristica NIR e all’uso di centraline micro meteorologiche con le risorse dell’Open Source, passando per l’applicazione dell’ozono per la difesa della vite, il progetto di ricerca, la cui durata sarà di due anni, prevede l’applicazione di nuove tecnologie messe a punto dai partner scientifici dell’Università della Tuscia e della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, per lo sviluppo di nuovi modelli e metodi per la gestione del vigneto e la riduzione dell’impatto ambientale all’interno della filiera.

«Il progetto – ha sottolineato Benedetto Grechi, Presidente della Cantina dei Vignaioli del Morellino di Scansano, capofila della rete d’imprese creata allo scopo insieme a Fattoria Mantellassi, Azienda Agricola Fratelli Bruni e Vini Montauto -vuole dimostrare anche quanto siano fondamentali e utili i concetti di collaborazione e di aggregazione e come il mondo della cooperazione e i privati possano collaborare con la ricerca per raggiungere degli obiettivi tra i quali, fondamentale quello della sostenibilità. Un principio questo che la nostra realtà da sempre sostiene con i fatti, come dimostra il percorso da tempo iniziato e che ci ha portato alle molte certificazioni di sostenibilità ambientale, dal Carbon Footprint, alla tracciabilità di filiera e all’adesione al progetto VIVA Sustainable Wine del Ministero dell’Ambiente».

Nei due anni di rilievi e sperimentazione 4 vigneti delle aziende aderenti, ha spiegato Fabio Mencarelli dell’Università della Tuscia, coordinatore scientifico del progetto, saranno sottoposti a un monitoraggio capillare in relazione alla qualità delle uve e dello stato fisiologico e sanitario delle piante, con tecniche di proximity sensing e con sensori di diverso tipo: portatili, in posizione fissa all’interno di specifici nodi di rilevazione in vigneto o ancora montati su droni (o Uav,Unamned Air Vehicle).

Il team di ricerca nasce dalla collaborazione di diverse competenze ed è composto oltre che da Fabio Mencarelli, da Giuseppe Scarascia Mugnozza, direttore del DIBAF (Dipartimento per l’Innovazione nei Sistemi Biologici, Agroalimentari e Forestali) dell’Università di Viterbo, struttura alla quale afferiscono anche Andrea Bellincontro, Antoine Harfouche, Riccardo Massantini e Roberto Moscetti con i loro collaboratori e da Pietro Tonutti della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa.

Lo scopo è quello di raccogliere dati, creare mappe tematiche sulla distribuzione spaziale dei parametri rilevati e indagare le correlazioni tra misure dello stato fisiologico della pianta e caratteristiche qualitative del prodotto, con l’obiettivo di costruire dei modelli di supporto alle decisioni, utili per guidare il viticoltore nella scelta delle tecniche o dei trattamenti più adatti a gestire il vigneto in modo sostenibile.

 

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